Sanremo: successo per l’iniziativa culturale con la Fondazione l’Uomo e il Pellicano.
Partecipata la conferenza sul tema “Dal Lulav alla Rosa Bianca” che si è svolta nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio presso il Floriseum di Sanremo. L’evento era organizzato e promosso dalla Fondazione l’Uomo e il Pellicano. I relatori sono stati il botanico Claudio Littardi e il presidente della fondazione Alberto Guglielmi Manzoni.
Dalla Germania del Terzo Reich alla tradizione biblica ebraica, due simboli solo in apparenza lontani si incontrano in un dialogo inatteso: la Rosa Bianca e il lulav. È da questo parallelismo che ha preso avvio la riflessione di Claudio Littardi: “A prima vista i due simboli possono apparire lontani. Eppure, la palma, il cedro, il salice e il mirto che compongono il lulav rappresentano l’unità del popolo ebraico nella sua diversità; allo stesso modo, la Rosa Bianca è emblema del coraggio giovanile e della resistenza etica contro il regime nazista. Dopo la diaspora romana, con la distruzione del Tempio e la dispersione dei figli di Davide, il gesto rituale di stringere tra le mani il lulav manteneva viva la speranza di tornare. Nei secoli delle espulsioni medievali, quel gesto divenne un sussurro identitario, una forma di resistenza silenziosa. È proprio in questo contesto storico che il Ponente ligure entrò in sintonia con il mondo ebraico, grazie al florido mercato delle foglie di palma e dei cedri per la festa autunnale di Sukkot. Un esempio significativo di convivenza e rispetto, costruito attraverso proficue relazioni commerciali che si protrassero fino agli anni Cinquanta del Novecento, grazie al palmeto storico di Bordighera. Poi le funeste leggi razziali. Con la Shoah, poter agitare il lulav non rappresentava più soltanto un rito, ma un gesto di speranza di fronte all’abisso. E oggi, come allora, il lulav continua a parlare: non come reliquia del passato, ma come monito attuale”.
Guglielmi Manzoni ha invece approfondito l’aspetto del movimento della Rosa Bianca: “Mentre la storia della resistenza tedesca cospirazionista contro il Nazismo è stata essenzialmente militare (nella misura in cui ha visto protagonisti alte figure dei servizi segreti, dell’esercito, della Gestapo, eccetera), quella del movimento della Rosa Bianca ha riguardato un movimento soprattutto di giovani universitari tra i 20 e i 25 anni, non violento, il quale intese portare avanti la propria battaglia di informazione e resistenza passiva con lo scopo di smuovere le coscienze e provocare un moto di ribellione all’interno del popolo tedesco. Quasi tutti furono arrestati e condannati a morte, colpevoli di alto tradimento per avere stampato e diffuso in varie città tedesche sei volantini tra l’estate del 1942 e il febbraio 1943. Questi giovani cercavano un rinnovamento dall’interno dello spirito tedesco così gravemente ferito. I primi ad essere arrestati furono i fratelli Hans (24 anni) e Sophie Scholl (21 anni) insieme a Cristoph Probst (23 anni) e furono condannati a morte con decapitazione il 22 febbraio 1943 nel carcere di Stadelheim (Monaco di Baviera); il 13 luglio dello stesso anno subirono uguale pena Alexander Schmorell (25 anni), Willi Graf (25 anni) e il loro professore Kurt Huber (49 anni). Merita anche ricordare che i giovani protagonisti della Rosa Bianca erano animati da una profonda spiritualità cristiana. Tra loro c’erano protestanti, cattolici e ortodossi. Diedero prova di un coraggio e di uno spirito di sacrificio straordinari, affrontando con dignità e consapevolezza le drammatiche prove cui furono sottoposti”.








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